Produzione Whisky: le diverse scuole di produzione

Una vera e propria full immersion nella produzione del Whisky!

Come si distingue il whisky Irlandese dal parente scozzese? Quali sono i diversi metodi di produzione che danno origine a prodotti molto diversi tra loro? Attraverso questo articolo scoprirai le diverse scuole di produzione ed ancora le varie tipologie di questo distillato: grain whisky, single malt scotch whisky, single malt…iniziamo!

Il whisky è un distillato complesso e affascinante, ricco di storia e di tradizione. Acqua, malto e cereali si combinano insieme per essere poi distillati e arrivare al lungo invecchiamento in botti di legno.

Esistono diverse scuole di produzione del whisky, ciascuna con le sue peculiarità, capaci di dare origine a prodotti dalle caratteristiche molto diverse fra loro. 

La Scozia e i suoi single malt

Parlando della produzione del Whisky non possiamo che partire dalla Scozia con i suoi single malt.

Da questa terra remota e montuosa nasce il whisky per eccellenza, forse il più rappresentativo fra tutti: il single malt scotch whisky.

I single malt scozzesi, prodotti esclusivamente con malto, sono apprezzati e conosciuti in tutto il mondo, soprattutto per i tipici sentori di torba, caratteristici delle produzioni delle Isole.

La torba tradizionalmente veniva utilizzata come combustibile dalla  popolazione locale ed impiegata anche per alimentare i forni per l’essiccazione del malto. Questi erano capaci sia di ridurre l’umidità dell’orzo maltato sia di affumicarlo, apportando profumi che ricordano la salsedine e il catrame.

Produzione del Whisky Scozzese: la distillazione

La loro distillazione può avvenire solamente in alambicchi discontinui di rame. Solitamente la gradazione finale non supera quasi mai i 70/72 gradi.

I single malt invecchiano poi in botti di quercia di capacità pari o inferiore ai 700 litri per un minimo di 3 anni. Il disciplinare consiglia un periodo più lungo fino a 5 anni ma non è obbligatorio. In pratica,  se il single finisce in un blend si usa anche il 3 se si vende tal quale meglio 5 o 7, acquisendo sempre maggior pregio e carattere con il progredire dell’invecchiamento.

 

Per assecondare i gusti e le esigenze del mercato ad oggi è possibile  effettuare dei blend fra diversi single malt (blended o vatted malt).

Storicamente si era soliti mescolare i single malt e whisky di altri cereali in distillazione in colonna ad alto grado, per dare origine alla categoria popolare dei whisky blended.

Produzione del Whisky Irlandese

L’Irlanda tuttora rivendica la paternità del whiskey, apportando anche una grafia tutta propria per il suo distillato. Il whiskey irlandese si distingue dal parente scozzese per un contenuto minore di malto d’orzo, storicamente pesantemente tassato. I distillatori irlandesi per sfuggire alle imposte del regno d’Inghilterra, utilizzavano infatti in prevalenza orzo non maltato, seppure con una piccola percentuale di malto.

Questo è necessario (vale per i whiskey single grain dove ci sono altri cereali e una percentuale piccola di orzo) per una corretta fermentazione degli zuccheri di questo cereale prima della distillazione. 

Nel whiskey irlandese più tradizionale inoltre, si effettua (anche qui non è obbligatoria a disciplinare) anche una terza distillazione (una in più rispetto al whisky scozzese). Qui è assente la torbatura, anche se si ritrova in alcune produzioni recenti. Questo terzo passaggio dà maggior pulizia e morbidezza ai malti che solitamente hanno anche periodi di invecchiamenti totali più brevi.

Nella scuola irlandese raramente si avevano dei single malt. Solitamente si procedeva alla creazione di blend ottenuti con altri cereali, quasi sempre grano o mais, distillati in colonna ad alto grado (94.8).

Produzione Whisky Giapponese

Dall’Europa spostandosi fino al Sol Levante, non si può non menzionare il whisky giapponese, ormai un prodotto universalmente riconosciuto per la sua qualità e cura nel processo produttivo.

La nascita della distilleria "Nikka"

Masataka Taketsuru, figlio di grandi produttori di sakè, si trasferì in Scozia per studiare chimica. Erano i primi anni del Novecento e in pochi anni Masataka riuscì a raccogliere tutte quelle preziose informazioni che lo portarono a fondare la sua distilleria in Giappone: la celebre Nikka.

Dall’inizio della sua storia ad oggi, il whisky giapponese ha conosciuto una sempre crescente fama, grazie alla qualità indiscutibile della tecnica di produzione sviluppata nel corso degli anni. 

Questa qualità ha trovato finalmente riconoscimento nella recente redazione del disciplinare di produzione del whisky giapponese, in vigore dal primo aprile 2021.

Approvato il disciplinare per la produzione del Whisky Giapponese

Per chiamarsi “japanese whisky” la Japan Spirits and Liqueurs Makers Association ha stabilito che l’intero processo produttivo debba essere svolto sul territorio del Giappone. Allo stesso modo la totalità delle materie prime (acqua, cereali maltati e non) deve essere di origine nipponica. L’invecchiamento minimo è della durata di 3 anni, e deve avvenire in botti di legno dalla capacità pari o inferiore ai 700 litri. Per essere imbottigliato il whisky deve avere gradazione di almeno 40% vol/vol. E’ consentito l’utilizzo di caramello come colorante per uniformare le diverse partite.

 

Fino al 31 marzo 2024 ci sarà una fase di transizione.  I produttori potranno adattarsi alle nuove disposizioni poiché spesso i malti da fermentare erano acquistati direttamente in Scozia. La costituzione di questo disciplinare rappresenta una grande svolta e riconoscimento per questo prodotto. Infatti, la  produzione era prima “libera” ovvero a discrezione delle varie distillerie, e soprattutto a rischio contraffazioni.

 

E’ pur vero che il mercato e i consumatori avevano già da tempo riconosciuto il valore di questo prodotto. Emblematica, già nel 2011, fu la vendita all’asta di una bottiglia di Yamazaki invecchiato di 50 anni, per la bellezza di 300.000 dollari, prezzo che non ha nulla da invidiare a quello di alcune storiche produzioni scozzesi.

Il Whisky Canadese e il Proibizionismo americano

La storia del whisky Canadese è indissolubilmente legata a quella del Proibizionismo americano. Non è un caso che alcune delle più grandi distillerie sorgessero proprio in Ontario, lungo il fiume Detroit, posizione ideale per contrabbandare fiumi di whisky negli assetati Stati Uniti.

Spesso inoltre le materie prime, tra cui gli alambicchi e partite di whisky pregiato, venivano acquistate a poco prezzo dalle distillerie americane in piena crisi economica.

Produzione del Whisky Canadese

Ad oggi il whisky canadese è ottenuto per la maggior parte dalla fermentazione e distillazione della segale, a cui viene sempre aggiunta una percentuale di orzo. La fermentazione, distillazione e invecchiamento devono essere svolti in Canada, mentre non ci sono restrizioni per l’imbottigliamento.

Inoltre, il disciplinare permette sia l’uso del caramello per uniformare il colore, sia l’uso di diversi aromi.

Produzione del Whisky di Alsazia e di Bretagna

La Francia ha il doppio primato di essere fra i più grandi produttori d’orzo d’Europa e anche uno dei maggiori distillatori, con le sue produzioni di Cognac e Armagnac.

L’abbondanza di materia prima e le ricche conoscenze nella tecnica di distillazione hanno portato alla nascita di alcuni whisky francesi, quello d’Alsazia e di Bretagna.  Entrambi riconosciuti da un disciplinare di produzione.

Esclusivo uso di malto d’orzo e di alambicchi discontinui, per un prodotto da puristi, che invecchia almeno 3 anni in botti di rovere prima di poter essere commercializzato.

Questo è solo un assaggio di quello che è l’immenso universo del whisky o whiskey e dei distillati in generale.

 

A breve l’intero corso su TSM Academy!

RTD wine-based

RTD wine-based: l’opportunità che le cantine non possono ignorare

Immagina di essere a un festival estivo. Nessuno sta stappando una bottiglia di vino. Eppure tutti stanno bevendo qualcosa di fresco, immediato, scelto in tre secondi davanti a un frigo. Quello che hanno in mano è spesso un RTD wine-based — e quasi nessun produttore italiano lo sa ancora. Questo articolo spiega cosa sta succedendo, perché sta succedendo adesso, e cosa significa per chi fa vino in Italia. Perché questa categoria cresce così velocemente Tutto inizia da un paradosso. Il vino perde volumi. Ma le bevande nate dal vino crescono a un ritmo che quasi nessun altro segmento può vantare. Perché? Le nuove generazioni non hanno smesso di apprezzare il gusto del vino. Hanno semplicemente smesso di accettare il formato. Una bottiglia da 75cl richiede un bicchiere, un’occasione, un contesto. Un formato single-serve da 275 ml si apre, si beve, si porta ovunque. Inoltre, dal punto di vista fiscale, le bevande base vino godono di un vantaggio strutturale: nell’Unione Europea il vino fermo ha accisa zero. Quindi chi produce parte già con margini superiori rispetto agli spirit-based. I numeri che ogni produttore dovrebbe conoscere Negli USA il segmento cresce del +29,3% annuo. Rappresenta già quasi il 10% del vino fermo nel retail statunitense. In Germania le bevande ready-to-drink base vino sono diventate la categoria più consumata tra tutte le varianti RTD — in un mercato da 2,25 miliardi di dollari che raddoppierà entro il 2035. In Giappone, il segmento raggiungerà i 12 miliardi di dollari entro il 2032. Nel frattempo, in Italia la categoria spirits segna -8,5% rispetto al 2019. Chi aspetta che i numeri italiani si riprendano da soli rischia di perdere la finestra giusta. Come costruire un prodotto che conquista davvero Un wine RTD che funziona non nasce da una buona idea. Nasce da scelte tecniche precise. Il profilo gustativo deve essere immediato: agrumi, frutti rossi, note tropicali. La dolcezza va calibrata con cura — troppo zucchero satura il consumatore dopo il primo sorso. Il finale deve essere secco, per invitare al sorso successivo. Anche la distribuzione non è un dettaglio secondario. I canali giusti per una bevanda pronta al consumo base vino sono convenience, festival, beach store e GDO refrigerata. Entrare nel canale sbagliato significa bruciare il prodotto prima ancora che il mercato lo conosca. Quello che una cantina italiana può fare adesso Molte cantine guardano questo mercato da lontano, convinte che serva una struttura produttiva dedicata. Non è così. The Spiritual Machine ha già sviluppato oltre 400 ricette validate e prodotto più di 250.000 bottiglie per cantine di ogni dimensione. Il processo è completo: dalla ricetta alla compliance, dalla produzione alla distribuzione. Tu porti il vino e la visione del prodotto. Noi traduciamo tutto in qualcosa che funziona sullo scaffale e nel bicchiere. Scopri i prodotti a base vino già sviluppati: https://thespiritualmachine.com/prodotti-a-base-vino/ Il mercato non aspetta. I vantaggi fiscali ci sono. I consumatori ci sono. La tecnologia produttiva c’è. Quello che manca, in molti casi, è solo il primo passo. Vuoi capire quanto può rendere concretamente una produzione a base vino? Calcolalo adesso: https://campaign.thespiritualmachine.com/calcola-revenue-vermouth/ Domande frequenti Cosa sono gli RTD wine-based e perché se ne parla così tanto? Sono bevande alcoliche pronte al consumo che usano il vino come base invece dell’alcol neutro. Crescono perché rispondono a un bisogno reale: praticità, portabilità, immediatezza. E rispetto agli spirit-based godono di trattamenti fiscali più favorevoli — il che significa margini più alti per chi li produce. Perché il mercato cresce così velocemente proprio adesso? Perché le abitudini di consumo sono cambiate strutturalmente, non temporaneamente. I contesti di consumo si sono moltiplicati — festival, spiagge, aperitivi informali — e il vino tradizionale non riesce a presidiare questi momenti. Le bevande pronte al consumo base vino sì. Una cantina italiana può entrare in questo mercato senza investire in nuovi impianti? Sì. The Spiritual Machine gestisce l’intero processo operativo. Le cantine che lavorano con noi non affrontano investimenti in strutture o competenze interne. Portano il vino e la direzione del prodotto. Il resto lo costruiamo insieme. Post Views: 41

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Un progetto davvero… ficu!

Cosa facciamo di mestiere noi di TSM? Si può dire che realizziamo sogni. Troppo smielato? Senti qui. Ricordi la Competition Crea il Tuo Spirito? Come sai, la nostra Competition Crea il Tuo Spirito nasce per permettere a qualsiasi creativo, sognatore, appassionato di Spirit di trasformare il suo sogno in realtà, di realizzare un prodotto assolutamente unico e innovativo a partire da un’idea.  L’edizione 2022 della Competition si è conclusa, e stiamo ora lavorando all’edizione 2023. Il primo Spirit Crowdfunding Ma torniamo a noi. Quest’anno abbiamo aiutato un finalista della nostra Competition (che non si è classificato al primo posto ma ha comunque dimostrato competenze, creatività ed estrema motivazione) a realizzare il suo progetto. E con questo progetto abbiamo ufficialmente inaugurato un servizio unico: il primissimo Spirit Crowdfunding! La storia di Gianluca Parisi Il protagonista di questa avventura si chiama Gianluca Parisi ed è un bartender siciliano che si è classificato al secondo posto nella nostra Competition proponendo un gin al fico d’India, un gin tutto siciliano. L’ha chiamato U’ FICU. Gianluca era partito da un’idea generale, un piccolo diamante grezzo che grazie al team di consulenti ed esperti di TSM e dei membri della giuria della Competition (professionisti di Marketing, Business Development, Distribuzione e Graphic Design) è riuscito a trasformare in una concreta idea di business. La pre-vendita: un trionfo La Competition sforna storie di successo, come era accaduto al primissimo vincitore. Il primo classificato della prima edizione della Competition, infatti, dopo essersi aggiudicato una prima produzione gratuita di 100 pezzi, ha ora avviato una produzione di 4 mila bottiglie. E ci siamo detti che Gianluca, secondo classificato di quest’anno, con la sua passione e la sua energia, meritava fiducia! Per questo abbiamo voluto far partire il primo progetto di Spirit Crowdfunding ospitato nel nostro Shop online, per dare la possibilità a Gianluca di autofinanziare la produzione di U’ FICU.  Il goal della campagna? Pre-vendere 100 bottiglie di U’ FICU per finanziarne la produzione e portare il gin di Gianluca nei bar di tutta la Sicilia, e poi d’Italia! È stato un trionfo! In pochissimi giorni Gianluca aveva già venduto oltre la metà delle bottiglie necessarie a iniziare la produzione, ed ha raggiunto (e superato!) il target delle 100 bottiglie nel mese successivo.  La sua campagna di Crowdfunding, che ha visto coinvolti non solo i contatti di Gianluca, ma anche il nostro network composto dagli Infusionist di The Spiritual Machine e dai Botanici, i nostri investitori, si è chiusa con successo. Oltre 100 persone hanno pre-acquistato U’ FICU, che è ora in fase di produzione. È questo il futuro? E se ogni creativo del mondo Spirit avesse la possibilità di pre-vendere un prodotto da lui ideato attraverso la nostra piattaforma di Spirit Crowdfunding? Non sarebbe un mondo bellissimo? Siamo qui per questo, per realizzare mondi bellissimi. Aggiornamenti su questo fronte a breve, stay tuned, come al solito, e partecipa alla prossima edizione della Competition Crea il Tuo Spirito. Ti aiutiamo a definire un’idea di business e a spiccare il volo! Stiamo facendo la rivoluzione del mondo dei Craft Spirits, una bottiglia alla volta. Post Views: 343

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bar convent berlin

Siamo stati al BNC, la fiera più importante nel settore Spirit… wunderbar!

Quando in un posto lasci il cuore, è difficile non tornare. Quasi irresistibile… e in effetti c’eravamo anche quest’anno! Cos’è il BCB? Il Bar Convent Berlin, organizzata all’interno del centro espositivo Messe nella capitale tedesca, è la principale fiera internazionale per l’industria del bar e delle bevande in Europa.  Tutti i maggiori attori, visitatori ed espositori che operano nel settore Beverage si riuniscono ogni anno in questa fiera per prendere nuovi contatti, conoscere le ultime innovazioni in fatto di prodotto e partecipare a seminari per approfondire le loro competenze. Noi c’eravamo Dal canto nostro, abbiamo formato una squadra di coraggiose, capitanata da Elisa, che è partita all’alba in auto da Torino alla volta di Berlino, carica (e no, non solo in senso metaforico… le bottiglie in auto erano tante!) per un lungo e avventuroso viaggio verso il mitico BCB. Come abbiamo ritrovato la fiera? Prima della pandemia questo evento era davvero  gigantesco, lo scorso anno invece, alla ripresa post-pandemia, era stato davvero micro… quest’anno sta ritornando al suo antico splendore! Tutti i grandissimi nomi del settore erano lì, assieme a tante micro distillerie, brand di liquori artigianali, bartender di tutto il mondo, campioni di Mixology, giornalisti, importatori e distributori. E naturalmente The Spiritual Machine! Qualcuno ha detto Vermouth? Abbiamo avuto la possibilità di partecipare al BCB con un piccolo (ma ben fornito!) stand espositivo grazie al CEI Piemonte. Feedback? Il principale è: quanta domanda di vermouth! Tantissime persone di tutto il mondo si sono fermate al nostro stand incuriosite dalle bottiglie, soprattutto da quelle di vermouth. Ne abbiamo fatti assaggiare tanti e sono stati davvero apprezzati! La versatilità di questo prodotto, che può essere utilizzato sia in Mixology dai top bar che sono sempre alla ricerca di nuovi spiriti da miscelare, sia come un aperitivo o un dopocena, ha decretato il grande successo riscosso di fronte agli assaggiatori del BCB. I contatti che abbiamo preso sono sicuramente moltissimi, alcuni di questi davvero interessanti… e ora sono work in progress! Speriamo di aprire tanti nuovi progetti a breve. Stay tuned Insomma, il BCB è un po’ la nostra casa e non potevamo perdercelo quest’anno. Dove c’è innovazione nell’industria del Beverage ci siamo anche noi, a mettere un’altra bandierina nella nostra missione spaziale di rivoluzionare il mondo dei Craft Spirits, una botanical alla volta. In foto il nostro co-founder Mat che ci manda un cuoricino dallo stand di TSM. Post Views: 454

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Gian the Gin arriva a Milano, e nei “Gian Tonic” di tutti gli ospiti!

Il 6 ottobre, nella meravigliosa cornice del bar Bulk, un Mixology & Food Bar a Milano, i co-founder di The Spiritual Machine Matteo Fornaca ed Elisa Cravero hanno partecipato a un evento che ha incantato il capoluogo lombardo e profumato i suoi ospiti con note di bergamotto. Gian the GIN Di quale evento stiamo parlando? Del lancio di “Gian the Gin”, il gin artigianale dello chef stellato Giancarlo Morelli. È stata davvero una grande serata: voci indiscrete raccontano che un “Gian Tonic” così non si era mai bevuto! Oltre alla felicità per uno splendido e riuscitissimo evento, quello che ci ha resi parecchio orgogliosi è che lo chef Morelli abbia scelto di realizzare con noi, The Spiritual Machine, un progetto che sognava da ben 15 anni. Gian the Gin è infatti il frutto della collaborazione tra Morelli e il team di The Spiritual Machine. Il prodotto Lavorare al fianco dello chef è stato fantastico: idee chiarissime da subito, un prodotto incredibile in testa… e subito dopo i primi test abbiamo trovato il “Gian”, fresco ed elegante, appositamente studiato per sposarsi con un’acqua tonica di qualità e una nuvola di essenza di bergamotto. Ma cos’è il Gian Tonic, il drink che ha animato l’evento e inebriato gli ospiti della serata del 6 ottobre? Un Gin & Tonic realizzato con Gian the Gin! Logico, no? Il Gian Tonic nasce da un mio viaggio all’estero fatto circa 12 anni fa. Conoscevo il gin tonic classico ma desideravo dare alla ricetta originale una spinta in più, un tocco che lo rendesse, almeno al mio palato, più accattivante. Dopo varie prove trovai quello che per me era l’equilibrio perfetto e, in un momento di spensieratezza e condivisione con alcuni dei miei ragazzi, arrivò l’idea di dargli un nome che lo rendesse ancora più “mio”, da qui il nome Gian Tonic. Gin, ginepro, scorza di lime, Schweppes Tonica Premium e bergamotto. Il rito di preparazione? Ovviamente, è top secret! Giancarlo Morelli Un partner eccezionale L’evento lancio di Milano è stato il coronamento del nostro progetto di collaborazione, una grande, grandissima storia di successo di un creativo e talentuoso chef e imprenditore che ha desiderato fortemente un’idea di prodotto e cercava solo le persone giuste al cui fianco realizzarlo. Qualche parola in più su Giancarlo Morelli. Da enfant prodige a Chef pluripremiato a imprenditore accorto e gentile: una passione lunga una vita, quattro ristoranti e numerosi riconoscimenti nell’alta cucina  internazionale. Nella sua cucina, elegante e schietta, convergono tradizione, ricerca e convivialità. Da sempre rispettosa della natura e senza sprechi. Quale migliore partner in crime, per il team di The Spiritual Machine, per fare squadra e realizzare uno Spirito unico e innovativo con botaniche naturali e selezionate? Stay tuned Le parole che preferiamo utilizzare quando raccontiamo il nostro core business sono: Mettiamo la tua idea in bottiglia. E non solo: ci prendiamo cura della tua idea, la custodiamo, la industrializziamo e cerchiamo di farla diventare un progetto vincente, un caso di successo. Proprio come Gian the Gin. Di nuovi progetti in cantiere ce ne sono tanti. Non vediamo l’ora di raccontarvi il prossimo. Stay tuned! Post Views: 321

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Gin personalizzato - The Spiritual Machine

Gin personalizzato: 5 domande da farsi prima di creare il proprio

Creare il proprio Gin personalizzato è un viaggio, e come tutti i viaggi ha alcune tappe preparatorie indispensabili per la sua buona riuscita. Abbiamo riassunto per voi alcune domande da porsi prima di intraprendere questo bellissimo (e non facile) percorso… #1 Che tipo di gin voglio creare? Non è una domanda banale da porsi all’inizio di un progetto di gin personalizzato. Si può decidere di creare un prodotto che rientri semplicemente nella categoria gin. Ovvero un distillato con un aroma preponderante di ginepro e una gradazione minima di 37,5% vol/vol.   Oppure ci si può lanciare su un dry gin, se si vuole avere un prodotto secco e tagliente. E poi ancora London dry gin, gin liqueur…ma anche un botanical spirits se non si vuole per forza avere la marcata connotazione aromatica del ginepro. #2 Quale tipo di alcool base e ginepro vorrei utilizzare? Chi si approccia alla creazione di un distillato personalizzato deve partire per forza da una base alcolica di altissima qualità. L’alcool di origine agricola può per definizione provenire dalla distillazione di moltissime materie prime vegetali diverse. Ciascuna porta un’impronta sul prodotto finale.   Un esempio? L’alcool ottenuto da cereali ha un sapore molto più delicato e neutro rispetto al distillato di vinaccia che apporta esteri aromatici più caratteristici. Se parliamo poi di un gin non si può prescindere dal ginepro, il cui aroma deve essere ricco, balsamico e marcato. Senza eccedere in note che possano ricordare un solvente. La nostra Juniper Essence è il perfetto equilibrio fra balsamico e resinoso. Risulta ideale per qualunque tipologia di gin si voglia creare.   #3 Cosa racconta il mio gin? La storia dietro un gin è parte del prodotto stesso. Racconta di un territorio locale? come può essere un gin alle erbe di montagna, oppure racconta un viaggio in un paese lontano, con spezie esotiche e avvolgenti? Questa storia come si può esprimere in un cocktail? In quali occasioni si immagina il consumo? Sono tutte domande fondamentali per la buona riuscita di un gin personalizzato, e soprattutto per quella che sarà poi la sua distribuzione sul mercato. #4 Quali botaniche voglio usare? Un buon gin ha un’ossatura robusta fatta di ginepro, a cui seguono le parti agrumate, speziate e floreali per dare equilibrio e bilanciamento. Su questa base solida si può scatenare la fantasia aggiungendo distillati di piante aromatiche che possano essere la nota caratteristica e la firma del proprio prodotto. Il tutto in coerenza con la domanda precedente, ovviamente… #5 Come si presenterà il mio gin? Il packaging è la prima cosa che noterà un consumatore, capace di catturare l’attenzione e far intuire come sarà il gin al suo interno. Non parliamo solo dell’etichetta, ma anche della bottiglia, del tappo e della capsula, spesso molto sottovalutate. Una bottiglia in vetro stile farmaceutica è ben diversa da una affusolata e longilinea. Inoltre, il packaging che si è pensato è funzionale all’uso che si immagina del proprio prodotto? Un barman può agevolmente inserire un metal pour per la preparazione dei drink?   Il diavolo sta nei dettagli si dice, e sono dettagli che fanno la differenza tra un prodotto improvvisato e uno di successo.  Una volta che avrai le idee chiare sul tuo prodotto non ti resta altro che trovare un partner in grado di trasformare la tua idea in qualcosa di concreto.   Il team di The Spiritual Machine può aiutarti in ogni step, dalla scelta degli ingredienti fino alla definizione del packaging.   Prenota ora la tua consulenza. Post Views: 503

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5 cose sui Bitter - the spiritual machine

5 cose sui Bitter che non sapevi

I Bitter sono prodotti imprescindibili nella miscelazione. Con il loro gusto amaro e persistente sono la signature e la spalla di moltissimi cocktails. Ecco alcune cose che forse vi stupiranno sulla storia, sugli ingredienti e sul loro uso.. #1 Bitter o Amaro? Questo è il problema! Che differenza c’è fra un Amaro e un Bitter? La risposta “legale” è: nessuna! Infatti secondo il regolamento europeo sono la stessa cosa. Ovvero bevande dal gusto prevalentemente amaro, con una gradazione di almeno 15% vol/vol.   Il loro uso tuttavia è decisamente diverso. I Bitter sono ingredienti fondamentali nella miscelazione, grazie al loro apporto amaricante marcato. Gli amari invece sono destinati al consumo liscio, più dolci nelle loro ricette e quindi ideali per il fine pasto. #2 Rosso Carminio: il colore vibrante estratto dagli insetti Un altro elemento che caratterizza i Bitter è il colore rosso acceso (o anche arancione). La scelta di questo colore nasce come stimolante visivo per accentuare l’effetto tonico e eccitante di questi prodotti alcolici. La cosa curiosa è che fino a pochi decenni fa il colore rosso Carminio veniva estratto dalla cocciniglia Dactylopius coccus, piccolo insetto che vive sulle pale dei fichi d’India. Per ottenere un solo chilo di colorante occorrono più di 100.000 insetti. Oltre che un costo esorbitante, il colorante non risponde alle esigenze del mercato vegetariano/vegano. Questo è il motivo per cui oggi il colore rosso utilizzato è esclusivamente di sintesi. #3 Bitter come medicinali La storia dei Bitter è, come per gli Amari, legata alla farmacopea tradizionale. Infusioni di radici amare, insieme a piante aromatiche, avevano la funzione di elisir e rimedi contro le più disparate patologie. Le sostanze amare hanno come primo beneficio quello di aiutare la digestione, favorendo la secrezione di succhi gastrici nello stomaco, insieme a molteplici proprietà scoperte nei secoli da alchimisti, monaci e scienziati. #4 Formato degli Aromatic Bitter Gli Aromatic Bitter sono Bitter la cui ricetta è arricchita di piante aromatiche come chiodi di garofano, cannella, noce moscata e agrumi. E’ curioso notare come questi siano contenuti in bottigliette di piccole dimensioni, talvolta anche con un contagocce dosatore. Sono infatti prodotti estremamente concentrati che vengono utilizzati in miscelazione in piccolissime quantità come correttivi e aromatizzanti dei cocktail, è il caso dell’Angostura per esempio.   Prima di diventare parte integrante della mixology, i Bitter aromatici erano venduti nelle farmacie come medicinali, spesso con una posologia ridotta proprio per la loro concentrazione di principio attivo e di alcool…un retaggio che rimane ancora oggi nei piccoli formati di questi prodotti. #5 Bitter non solo cocktail I Bitter possono trovare spazio anche nella cucina e non solo dietro al bancone di un cocktail bar. La loro carica amara e aromatica ben si presta ad arricchire ricette a base grassa, come per esempio salse con panna o formaggi. Si può anche pensare di usare qualche goccia di Aromatic Bitter nella marinatura di una ricca bistecca, per dare una marcia in più sulla griglia. Il gusto amaro inoltre può spezzare ed esaltare la dolcezza di un dolce al cucchiaio, come una crema pasticciera. Prenota una chiamata dal nostro calendario e scopri tutti i segreti del Bitter perfetto. Post Views: 687

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